22 Ottobre 2026

Scampia, bambino autistico di 10 anni picchiato a scuola: la madre nasconde un registratore nei vestiti. Audio e referti consegnati agli inquirenti

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bimbo autistico picchiato

NAPOLI – Un bambino di 10 anni, affetto da una grave forma di autismo e incapace di comunicare verbalmente, sarebbe stato vittima di presunti maltrattamenti all’interno della scuola che frequenta nel quartiere di Scampia. A far emergere la vicenda è stata la denuncia della famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, dopo settimane di dubbi, lesioni sul corpo del piccolo e preoccupanti cambiamenti nel suo comportamento.

Il caso è ora all’attenzione della Procura di Napoli. Le registrazioni audio realizzate dalla famiglia e la documentazione sanitaria sono state consegnate ai carabinieri della stazione di Marianella e agli inquirenti. Secondo quanto riportato dalle fonti che hanno reso nota la vicenda, nel fascicolo si ipotizzano lesioni e presunti maltrattamenti. 

I lividi e la spiegazione dell’autolesionismo

L’allarme sarebbe scattato quando il bambino ha iniziato a tornare a casa con lividi, graffi sulla schiena, segni di morsi e, in alcuni casi, con gli abiti strappati. A preoccupare ulteriormente i genitori sarebbero stati gli improvvisi sbalzi d’umore e le crisi d’ansia manifestate dopo il rientro da scuola.

La famiglia avrebbe inizialmente chiesto spiegazioni al personale dell’istituto. La risposta, secondo quanto riferito dai genitori e dal loro legale, sarebbe stata che le lesioni erano riconducibili a comportamenti autolesionistici del bambino, che in passato aveva effettivamente manifestato episodi di questo tipo. Alcuni segni, tuttavia, avrebbero insospettito la madre, spingendola a cercare un modo per capire cosa accadesse durante le ore trascorse a scuola.

Il registratore cucito nei pantaloni

La decisione della madre, Lucia, è stata quella di nascondere un piccolo registratore negli abiti del figlio. L’obiettivo era raccogliere elementi su quanto potesse accadere durante la permanenza a scuola.

L’ascolto delle registrazioni avrebbe restituito una situazione molto diversa da quella ipotizzata inizialmente. Nei file, secondo la denuncia e quanto riferito dal legale, si sentirebbero toni aggressivi, minacce rivolte al bambino e rumori che sarebbero compatibili con percosse e costrizioni fisiche, seguiti dal pianto del piccolo.

Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa, a essere indicato dalla famiglia come presunto autore delle condotte sarebbe un operatore ASACOM, figura incaricata di supportare l’autonomia e la comunicazione dell’alunno.

I referti del Santobono

A completare il materiale consegnato agli investigatori ci sarebbero anche i referti dell’Ospedale Pediatrico Santobono-Pausilipon di Napoli. La documentazione sanitaria, secondo quanto riportato, attesterebbe lesioni eritematose, escoriazioni al collo e contusioni alle braccia, con una diagnosi riferita a maltrattamento di minore. 

Si tratta ora di elementi che dovranno essere valutati e verificati dall’autorità giudiziaria, insieme alle registrazioni e agli altri elementi raccolti durante le indagini.

La denuncia dell’avvocato Petruzzi e l’intervento di Borrelli

A portare pubblicamente l’attenzione sul caso sono stati l’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia, e il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli.

«Ciò che emerge dai file è di una gravità inaudita», ha dichiarato Petruzzi, sottolineando la necessità di accertare non soltanto eventuali responsabilità dirette, ma anche possibili responsabilità legate alla vigilanza, con l’obiettivo di tutelare il bambino e impedire che possano verificarsi episodi analoghi ai danni di altri alunni vulnerabili. A

Borrelli ha invece chiesto un intervento immediato delle autorità scolastiche e competenti, sostenendo che, qualora le accuse fossero confermate dagli accertamenti, i responsabili dovrebbero essere allontanati dal contatto con i minori.

«Chiedo verità e giustizia per mio figlio»

Al centro della vicenda resta la voce di una madre che, di fronte all’impossibilità del figlio di raccontare ciò che gli stava accadendo, ha cercato una risposta attraverso quelle registrazioni.

«Chiediamo la verità e giustizia per mio figlio», avrebbe raccontato Lucia, spiegando di aver deciso di monitorare il bambino dopo aver notato che qualcosa non andava.

Ora spetterà alla magistratura stabilire cosa sia realmente accaduto all’interno della scuola, verificare l’autenticità e il contenuto delle registrazioni, ricostruire le responsabilità e accertare se le lesioni riportate dal bambino siano compatibili con quanto denunciato dalla famiglia.

Una vicenda che riporta ancora una volta al centro dell’attenzione la tutela degli alunni più fragili e il dovere di garantire loro ambienti scolastici realmente sicuri, inclusivi e protetti.

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