Il liceo Classico “G. Carducci” di Nola celebra 90 anni di storia, cultura e formazione Dal 1936 al 2026 con tre appuntamenti per celebrare il passato, valorizzare il presente e guardare al futuro.“Sapere aude” il motto delle celebrazioni.
NOLA – Il Liceo Classico Statale “G. Carducci” celebra il 90° anniversario della sua fondazione con tre appuntamenti, dedicati alla storia dell’Istituto, alla memoria degli ex alunni e al protagonismo delle nuove generazioni.
Si parte venerdì 23 ottobre all’Auditorium di via Seminario con le istituzioni e un confronto sul valore degli studi classici; il 20 novembre gli ex alunni incontreranno gli studenti; il 16 dicembre la festa con la Notte Nazionale del Liceo Classico.
Le celebrazioni sono promosse dalla Dirigenza Scolastica insieme all’Associazione Ex Alunni, segno di un legame che il diploma non scioglie.
Il programma
Venerdì 23 ottobre, ore 9.30 · Auditorium della scuola nella sede di via Seminario
La giornata inaugurale apre le porte della scuola alla comunità. Porteranno i saluti:
• Assunta Compagnone, Dirigente Scolastica;
• Antonio Falcone, Presidente dell’Associazione Ex Alunni;
• Veronica Napolitano, Presidente del Consiglio d’Istituto;
• S. E. Francesco Marino, Vescovo di Nola e S. E. Beniamino Depalma, Arcivescovo-Vescovo emerito;
• Luisa Franzese, già Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania;
• Andrea Ruggiero, Sindaco di Nola e Clemente Primiano Sindaco di Casamarciano.
Seguirà la proiezione di «Il Liceo nel tempo», un viaggio per immagini attraverso nove decenni di volti, aule, fotografie di classe e ricordi condivisi. Cuore della mattinata sarà il confronto «Il futuro ha radici classiche», al quale prenderanno parte:
• Ettore Acerra, DGTVET – Direzione Generale per l’Istruzione Tecnica e Professionale e per la Formazione Tecnica Superiore;
• Arturo De Vivo, responsabile della Scuola Superiore Meridionale;
• Gaetano Manfredi, Sindaco della Città Metropolitana di Napoli;
• Massimiliano Manfredi, Presidente del Consiglio Regionale della Campania;
• Andrea Mazzucchi, Rettore dell’Università Federico II;
• Marisa Squillante, Presidente della Commissione del Certamen Nolanum.
Al centro del dibattito una domanda: che cosa può offrire a un mondo veloce e tecnologico una formazione che esige lentezza, rigore e pazienza.
Venerdì 20 novembre, ore 17 · «Gli ex alunni si raccontano: storie, ricordi e percorsi di vita»
Il secondo appuntamento ha il tono della confidenza. Chi un tempo sedeva su quei banchi torna a scuola, questa volta per rispondere alle domande degli studenti di oggi: com’era il liceo di allora, quali professori hanno lasciato il segno, quali strade si sono aperte dopo la maturità. Un passaggio di testimone fra generazioni, che rivela il Carducci per ciò che davvero è: non un edificio, ma una trama di vite intrecciate.
Mercoledì 16 dicembre · «Carducci Live: sali sul palco con noi»
L’ultima giornata appartiene interamente ai ragazzi, con la scuola trasformata in un palcoscenico aperto.
• Ore 11 – premiazione del concorso interno, condotta da Autilia Napolitano: riconoscimenti agli studenti che hanno saputo raccontare il proprio liceo con linguaggi propri.
• Ore 16–19 – «Dalle Medie al Classico: scopri il tuo futuro»: un pomeriggio di letture, musica, teatro e creatività per gli alunni delle scuole medie e le loro famiglie, nel quadro della Notte Nazionale del Liceo Classico, che nella stessa sera accomuna i licei classici di tutta Italia.
Chiudere i festeggiamenti rivolgendosi a chi deve ancora varcare quella soglia è una scelta precisa: la fiaccola passa ai ragazzi che, fra qualche anno, faranno risuonare a loro volta i corridoi.
«Custodire il fuoco, non adorare le ceneri»
A orientare l’anniversario è una frase attribuita a Gustav Mahler: «La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri». L’obiettivo non è sfogliare un vecchio album, ma mostrare ciò che del passato continua a operare nel presente: è il «presente del passato» con cui Agostino, nelle Confessioni, definiva la memoria.
«Una scuola non vive di memoria, ma di continuità», spiega la Dirigente Assunta Compagnone. «Qui si fa cultura, non erudizione». L’erudizione accumula, la cultura trasforma: i classici valgono nella misura in cui insegnano a pensare, a dubitare, a scegliere. E fermarsi a contare novant’anni, in un’epoca che consuma tutto nello spazio di una notifica, afferma un principio controcorrente: la continuità non è immobilità, ma fedeltà nel mutamento.
Una tesi che diventa di stretta attualità proprio ora che le macchine imparano a comporre testi e confezionare risposte. Ciò che il greco e il latino, la filosofia e la storia allenano da sempre – leggere in profondità, argomentare, distinguere il vero dal verosimile, porre la domanda giusta – diventa decisivo: non sono più le risposte a scarseggiare, ma il giudizio capace di vagliarle.
Un liceo nella città di Bruno
Il legame fra il Carducci e Nola non è casuale. È una terra che ha sempre avuto confidenza con il pensiero: nelle sue campagne, narra Svetonio, morì Augusto; fra le sue mura Paolino, poeta e vescovo, intrecciò fede e lettere; qui nacque nel 1548 Giordano Bruno, che firmandosi «il Nolano» portò il nome della città nelle accademie d’Europa e pagò sul rogo l’ardire di pensare l’infinito.
In novant’anni dalle aule del liceo sono passate generazioni di ragazzi diventati medici e magistrati, docenti e ingegneri, artisti e sacerdoti, ricercatori e amministratori: difficilmente una famiglia nolana non ha qualcuno che sia passato di qui. Lo stesso nome dell’istituto rimanda a Giosuè Carducci, primo italiano a ricevere il Nobel per la letteratura, che seppe fare dell’antico una voce della modernità.
Il logo: Sapere aude
Il logo dell’anniversario riassume questo spirito: una grande C rossa abbraccia la facciata del liceo; sulla soglia un libro aperto, attorno rami d’alloro e le due date, 1936 e 2026. In alto il motto Sapere aude, scritto da Orazio in un’epistola all’amico Lollio e innalzato diciotto secoli dopo da Kant a manifesto dell’Illuminismo: «abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza». La sintesi di una scuola che da novant’anni insegna non a ripetere, ma a pensare.


