Morte del piccolo Domenico , la dignità della famiglia
Dignità. Compostezza. Anche nel più grande e innaturale dei dolori: quello della sofferenza e della perdita di un figlio. Domenico va via dopo giorni sospesi tra attese, speranze, illusioni e quella realtà crudele che non c’era più nulla da fare. Giorni vissuti trattenendo il fiato, aggrappandosi a ogni minimo segnale. Accanto a lui, la sua mamma Patrizia. Amorevole, paziente. Una madre che non ha mai urlato giustizia, che non ha mai cercato il clamore del mezzo televisivo per alimentare polemiche o attacchi. Una madre che si è mostrata nel suo dolore, senza filtri ma con misura, con lo sguardo sempre e solo rivolto a suo figlio, alle sue condizioni, a quel barlume di speranza che sembrava andare oltre perfino la fede. La preghiera l’ha accompagnata in ogni istante di questa attesa. Non l’ha abbandonata neppure quando la speranza ha dovuto lasciare spazio alla consapevolezza che Domenico non ce l’avrebbe fatta. Pregando insieme a Don Mimmo Battaglia, insieme a un’intera comunità che si è stretta attorno a una famiglia distrutta dal dolore, ma mai privata della propria dignità. Accanto a loro, la presenza costante dell’avvocato Petruzzi, che nel tempo si è fatto voce composta dei loro sentimenti, delle loro emozioni, della loro richiesta di verità. Ora che il rumore si attenua e resta solo il silenzio delle stanze vuote, è il tempo del rispetto. Il dolore non è spettacolo, non è terreno di scontro: è un luogo sacro. Perché la dignità con cui è stato vissuto questo dolore merita verità. E la verità non deve spegnersi insieme ai riflettori.


