Deejay morto a Ibiza, indagini alla svolta il pm chiede gli atti alle autorità spagnole
Niente di poco chiaro sulla morte di Michele Noschese, Dj Godzi, avvenuta lo scorso 19 luglio a Ibiza, secondo la magistratura spagnola. La Guardia Civil entrò nell’appartamento del 36enne dopo essere stata chiamata dai vicini infastiditi dall’eccessivo frastuono a tarda notte, da lì la colluttazione che avrebbe portato poi il decesso del dj. Un quadro che, venerdì scorso, ha spinto l’autorità giudiziaria iberica a chiedere l’archiviazione del fascicolo. La contromossa della Procura di Roma, competente per i fatti che riguardano i cittadini italiani all’estero, non si è fatta attendere. Dopo aver aperto a inizio agosto un’inchiesta per omicidio preterintenzionale, al momento a carico di ignoti, gli inquirenti capitolini hanno infatti chiesto ai colleghi spagnoli la trasmissione degli atti relativi alla morte. Tra Noschese e gli agenti ci sarebbe stato uno scontro fisico. La polizia spagnola ha sostenuto che dj Godzi sarebbe morto a causa di un arresto cardiaco e che, durante il blitz, fosse molto agitato. Si era parlato anche di assunzione di droga. Alcuni testimoni avevano invece riferito che gli agenti avrebbero picchiato Noschese fino a provocarne la morte. Proprio su quest’ultima versione dei fatti – supportata dalla seconda autopsia da cui sarebbero emerse nove fratture sospette a costole e clavicole – converge con convinzione la posizione del padre di Michele Noschese, Giuseppe. Nelle prossime settimane saranno inoltre depositati anche gli esiti dell’ultima autopsia e degli esami tossicologici.


