23 Ottobre 2026

Sea Watch 5 ferma a Napoli, 45 giorni di stop e multa da 7.500 euro: è scontro con il governo

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nave seawatch

La nave della Ong resta ormeggiata al molo 25 di Porta di Massa. A bordo soltanto l’equipaggio. Il provvedimento è scattato dopo lo sbarco di sei migranti soccorsi in acque internazionali. Salvini attacca la Germania: «Finché non ritirano quelle navi, non possono rimandarci indietro nessuno».

È una giornata apparentemente tranquilla al molo 25 di Porta di Massa, a Napoli. Ormeggiata nello scalo partenopeo c’è la Sea Watch 5, la nave della Ong Sea-Watch sottoposta a un provvedimento di fermo amministrativo della durata di 45 giorni, accompagnato da una sanzione di 7.500 euro.

A bordo sono rimasti soltanto i membri dell’equipaggio, impegnati nelle attività necessarie a mantenere lo scafo in sicurezza. La nave resta dunque ferma in attesa degli sviluppi della vicenda.

La Sea Watch 5 era arrivata nel porto di Napoli il 13 agosto, dopo aver soccorso in mare sei migranti in acque internazionali. Le persone a bordo erano state successivamente fatte sbarcare, una volta completate le procedure previste.

Alla base del provvedimento ci sarebbe la presunta violazione delle disposizioni che regolano il coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso in mare. Una contestazione respinta con fermezza dall’organizzazione, che ha difeso il proprio operato e rivolto parole dure nei confronti del governo italiano.

La vicenda ha così alimentato un nuovo fronte di polemica politica. Dopo la replica della deputata di Fratelli d’Italia Sara Kelany, oggi è intervenuto anche il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che ha collegato la questione delle navi delle Ong al tema dei rapporti con la Germania e dei rimpatri.

«Finché non ritirano quelle navi, il governo tedesco non è nelle condizioni di rimandarci indietro nessuno», ha dichiarato Salvini, tornando ad attaccare il sistema dei soccorsi effettuati dalle organizzazioni non governative.

Il vicepremier ha poi definito l’immigrazione clandestina «un business da miliardi di euro su entrambe le sponde del Mediterraneo», paragonandolo per dimensioni ai traffici di armi e droga. Nel suo intervento ha inoltre sostenuto che ogni persona trasbordata dai trafficanti rappresenterebbe un affare da migliaia di dollari.

Nel mirino di Salvini è finita ancora una volta la posizione di alcuni Paesi europei, a partire dalla Germania. «Ci sono Stati che fanno finta di niente», ha affermato, citando anche la Spagna in relazione al procedimento giudiziario che lo riguarda.

Il leader della Lega ha quindi utilizzato un esempio provocatorio per ribadire la propria posizione: «Se l’Italia desse la sua bandiera a una nave privata che fa traffico illegale di esseri umani verso un porto tedesco, secondo me durerebbe pochissimo».

Una contrapposizione destinata a proseguire, mentre al molo 25 la Sea Watch 5 resta ferma. La nave attende gli sviluppi sul provvedimento che ne impedisce temporaneamente la partenza, mentre continua il confronto politico e giudiziario sulle regole da applicare alle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo.

Al centro dello scontro rimane una questione ormai ricorrente: dove finisca il dovere di soccorso e dove inizi la responsabilità delle Ong nel coordinamento delle operazioni in mare. Un confronto che continua a dividere governo, organizzazioni umanitarie e istituzioni europee.

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