Domenico Caliendo, la maxiperizia: «Con un cuore artificiale avrebbe avuto più possibilità»
Oltre 500 pagine per ricostruire la morte del bambino di Nola dopo il trapianto. Sotto esame la scelta dell’Ecmo e il trasporto del cuore da Bolzano. Esclusa ogni responsabilità per l’intervento al Monaldi
Un cuore artificiale avrebbe potuto offrire a Domenico Caliendo, il bambino di Nola morto dopo un trapianto di cuore, maggiori possibilità di sopravvivere e di arrivare nelle condizioni necessarie a un nuovo trapianto. È uno dei passaggi più rilevanti della maxiperizia di oltre 500 pagine disposta dal gip nell’ambito dell’incidente probatorio sulla morte del piccolo.
Secondo i tre consulenti nominati dalla magistratura, il Berlin Heart Excor, rispetto all’Ecmo, avrebbe consentito di mantenere più a lungo condizioni cliniche compatibili con un nuovo trapianto, aumentando quindi le possibilità di attendere la disponibilità di un altro organo.
È proprio la scelta di utilizzare l’Ecmo a finire sotto la lente dei periti. Nella perizia vengono evidenziate perplessità sulle valutazioni tecniche che avrebbero portato a optare per quel trattamento e, secondo i consulenti, tali valutazioni non sarebbero state adeguatamente chiarite.
Il cuore arrivato da Bolzano
Un capitolo altrettanto delicato riguarda il cuore destinato a Domenico e arrivato da Bolzano. Secondo quanto emerge dalla maxiperizia, l’organo sarebbe stato trasportato utilizzando ghiaccio secco anziché ghiaccio d’acqua. Una scelta che, secondo i consulenti, avrebbe avuto un ruolo decisivo nella vicenda.
I periti hanno inoltre esaminato la gestione del materiale da parte del personale dell’ospedale altoatesino. Un aspetto sul quale la magistratura potrebbe decidere di effettuare ulteriori approfondimenti al San Maurizio di Bolzano, dove al momento non risultano medici o infermieri indagati.
Nessuna responsabilità per l’intervento al Monaldi
La maxiperizia, invece, esclude responsabilità per l’intervento eseguito al Monaldi dai medici Guido Oppido ed Emma Bergonzoni.
Non sarebbe censurabile neppure l’eventuale scelta di anticipare l’espianto del cuore nativo rispetto all’arrivo del nuovo organo. Secondo i consulenti, i medici avrebbero agito nel rispetto delle linee guida e senza aver ricevuto segnali di allarme relativi al trasporto del cuore.
Una valutazione che sposta quindi l’attenzione su altri momenti della complessa vicenda clinica, dalla scelta del supporto cardiaco alle modalità di conservazione e trasporto dell’organo.
La famiglia: «Accertare tutte le responsabilità»
I genitori di Domenico erano presenti all’udienza dell’incidente probatorio. La famiglia chiede che vengano accertate fino in fondo tutte le eventuali responsabilità nella morte del bambino.
Attraverso il proprio legale, l’avvocato Francesco Petruzzi, i familiari hanno inoltre sollecitato ulteriori verifiche sull’ipotesi di omicidio volontario con dolo eventuale, in relazione alle scelte che sarebbero state adottate dopo il trapianto.
Ora saranno gli ulteriori accertamenti della magistratura a dover stabilire se dalle criticità evidenziate nella maxiperizia possano emergere responsabilità penali. La vicenda resta al centro di un delicato procedimento giudiziario, nel quale dovranno essere ricostruiti tempi, decisioni e condizioni dell’organo nelle diverse fasi che hanno preceduto la morte del piccolo Domenico.


