Mastrangelo, scatto d’artista
Innovazione internazionale nata a Sapri
ANGELO GENTILE
Ci sono storie che raccontano un territorio meglio di molte statistiche. Storie nelle quali competenza, visione e capacità di innovare riescono a superare distanze geografiche e limiti strutturali.
La vicenda della SW Vima, ideata da Vincenzo Mastrangelo e sviluppata a Sapri, nel Basso Cilento, appartiene certamente a queste.
Non una normale macchina fotografica destinata al grande pubblico, ma uno strumento professionale di altissima precisione pensato per un mercato internazionale estremamente specialistico, nel quale qualità costruttiva, affidabilità e precisione devono raggiungere standard elevatissimi.

Il progetto, sviluppato nell’arco di un decennio, ha coinvolto anche cooperazioni tedesche e danesi, mentre la società aveva sede a Sapri e uno showroom a Berlino.
Il percorso di Mastrangelo, del resto, aveva assunto una dimensione internazionale molto prima della nascita della SW Vima.
Dopo esperienze vissute in Francia e Jugoslavia, nel 1982 si stabilì a Berlino, allora ancora divisa dal Muro, immergendosi nella fotografia e nella vivace vita culturale della città.
Qui entrò in contatto con artisti e ambienti creativi internazionali e documentò anche alcune espressioni della cultura berlinese di quegli anni.
Un’esperienza che probabilmente contribuì a formare quella capacità di guardare oltre i confini geografici che ritroviamo successivamente nel progetto SW Vima.
Il valore dell’iniziativa sta infatti anche nel metodo. Mastrangelo concepisce il sistema secondo proprie specifiche progettuali e si rivolge, per la realizzazione e l’integrazione delle singole parti, a professionalità altamente specializzate e ad alcune delle migliori competenze disponibili nel settore.
La stessa documentazione tecnica richiama aziende tedesche di livello mondiale nel campo delle ottiche professionali, come Schneider-Kreuznach e Rodenstock.
Non, dunque, un semplice assemblaggio di componenti disponibili sul mercato, ma un progetto originale nel quale l’ideatore stabilisce caratteristiche, prestazioni e soluzioni, cercando poi nel panorama internazionale le professionalità in grado di realizzarle secondo gli standard richiesti.
Ed è questo l’aspetto forse più significativo: il centro del progetto resta Sapri, mentre intorno all’idea vengono messe in relazione competenze provenienti da realtà produttive tra le più avanzate.
Entrare in un mercato simile significa confrontarsi con aziende dalla lunga tradizione industriale, grandi capacità tecnologiche e marchi conosciuti in tutto il mondo.
Riuscirci partendo da un piccolo centro del Mezzogiorno assume quindi un valore che supera ampiamente il settore fotografico.
La SW Vima dimostra che l’innovazione non deve necessariamente nascere nei grandi distretti industriali. Può essere pensata anche in una periferia geografica, quando esistono esperienza, capacità progettuale e quella particolare attitudine a cercare nel mondo le migliori competenze necessarie per trasformare un’idea in un prodotto.
Ed è qui che emerge la contraddizione. Nel Sud si parla continuamente di sviluppo, occupazione, valorizzazione delle eccellenze e lotta allo spopolamento. Molto più raramente si riesce a riconoscere l’innovazione quando nasce realmente sul territorio, soprattutto quando appartiene a settori lontani da turismo, manifestazioni ed enogastronomia.
Un progetto concepito a Sapri, sviluppato secondo specifiche originali e capace di coinvolgere professionalità internazionali di altissimo livello avrebbe meritato ben maggiore attenzione e considerazione da parte delle istituzioni locali e territoriali.
Non significa chiedere alla pubblica amministrazione di fare impresa, ma pretendere che sappia almeno riconoscere le competenze rare, valorizzarle e trasformarle in esempi capaci di generare fiducia e nuove iniziative.
Perché un territorio cresce anche quando riesce a dimostrare che da un piccolo centro del Mezzogiorno si può concepire tecnologia destinata a confrontarsi con il mondo.
La SW Vima racconta esattamente questo: un’idea nata a Sapri, maturata anche attraverso esperienze internazionali, sviluppata coinvolgendo professionalità di vertice e capace di misurarsi con uno dei mercati più esigenti della fotografia professionale.
Forse, allora, nel Mezzogiorno non manca sempre l’innovazione. Manca più spesso la capacità di accorgersi, in tempo, che qualche volta il futuro è già nato sotto casa.


