Di Pietro e le ragioni del Sì , Scaldaferri: Perché votare No

ggi, come argomenta il giornalista indipendente Pasquale Scaldaferri (in foto), la complessità della questione e il gioco subdolo adottato dai Nordio-boys mi spingono a rispondere con un perentorio NO all’ennesimo guazzabuglio del governo Meloni.
Non si tratta di una posizione ideologica, che soprattutto sui referendum non ha mai ispirato il mio agire politico. Se avessi potuto votare nel 1974 al referendum abrogativo sul divorzio — consultazione alla quale non partecipai perché non avevo ancora raggiunto la maggiore età —, pur essendo cattolico e nonostante DC, MSI e Comitati civici volessero abolire la legge Fortuna-Baslini, avrei votato NO, consapevole di vivere in uno Stato laico e non confessionale.
Oggi, di fronte a un referendum consultivo pasticciato, voluto non da una destra sociale ma da un governo indulgente verso i poteri forti, le banche e gli apparati, ancora una volta il NO rappresenta la bussola per un sano equilibrio dei poteri. I mali della giustizia non si risolvono con la separazione delle carriere, bensì affrontando la cronica carenza di personale, i ritardi nei processi e le estenuanti lungaggini burocratiche.

Queste stesse ragioni avrebbero dovuto spingere anche Antonio Di Pietro a schierarsi per il NO, proprio alla luce delle motivazioni addotte nel suo intervento e, soprattutto, considerando la genesi della riforma Nordio: partorita dall’oscurantismo del governo Meloni con finalità strumentali e demagogiche.
Una sedicente riforma sotto mentite spoglie, destinata a provocare una pericolosa deriva democratica, con una magistratura inevitabilmente succube dell’esecutivo di turno e delle consorterie partitiche o, peggio ancora, sottoposta al giogo di uomini unti dalle divinità, pronti a colpire il giudice scomodo e non allineato al potere, come sta avvenendo da un anno esatto nell’America di Trump.


